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AngoLibri · Italiano
Se questo è un uomo
Primo Levi
1947 · 220 pag.

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Se questo è un uomo

di Primo Levi
Anno1947
Pagine220
Lingua orig.Italiano
GenereMemoria
Lettura~6 ore
LicenzaPubblico dominio
Tempo di lettura stimato
A velocità media · 220 pagine
6h
circa

Sul libro

Se questo è un uomo fu scritto da Primo Levi tra il dicembre 1945 e il gennaio 1947, subito dopo il suo ritorno a Torino dal Lager di Auschwitz-Monowitz, dove era stato deportato nel febbraio del 1944 come ebreo. La prima stesura fu rifiutata da Einaudi, il rifiuto di Natalia Ginzburg è rimasto celebre nella storia editoriale italiana, e il libro fu pubblicato in una piccola tiratura da De Silva nel 1947, passando quasi inosservato. Fu soltanto la ristampa einaudiana del 1958, nel clima culturale successivo al processo Eichmann e alla ripresa del dibattito pubblico sul genocidio nazista, che trasformò il libro in uno dei testi italiani più letti e tradotti del Novecento. Levi era un chimico, non uno scrittore di professione, e questa formazione scientifica determina il tono dell'opera: uno stile di osservazione preciso, che resiste alla retorica e all'indignazione morale esplicita, che preferisce descrivere a condannare.

Tematiche e significato

Il titolo è tratto da una poesia in esergo che Levi scrive come se fosse una maledizione, un rovesciamento del comandamento biblico: non è una domanda retorica ma un atto di sfida all'indifferenza. Il libro che segue, però, non procede per indignazione ma per osservazione sistematica. Levi descrive la struttura del Lager come se fosse un sistema sociale da analizzare: i meccanismi di selezione, la gerarchia dei prigionieri, la funzione dei Kapo, l'economia del baratto che si sviluppa parallelamente alla logistica dello sterminio. Il capitolo intitolato "I sommersi e i salvati", che darà il titolo al libro del 1986, scritto quarant'anni dopo, introduce una delle analisi morali più perturbanti del testo: la distinzione tra chi sopravvive e chi muore non segue criteri di merito o di colpa. Sopravvivere non significa essere stati migliori degli altri. Questa riflessione sul caso come fattore determinante nella sopravvivenza individuale è una delle prese di posizione più lucide e meno consolatorie della letteratura testimoniale europea.

Perché leggerlo oggi?

Se questo è un uomo non è soltanto una testimonianza storica sulla Shoah: è anche una riflessione su come i sistemi di potere disumanizzino le loro vittime attraverso meccanismi progressivi e apparentemente banali. Levi descrive come la privazione del nome, del vestito personale, della lingua comune, del ritmo del sonno e del pasto, produca una riduzione dell'identità individuale che precede e prepara la morte fisica. Questa analisi del processo di disumanizzazione come operazione sistematica e graduata ha influenzato non soltanto la storiografia della Shoah ma anche il pensiero sul genocidio in senso più ampio. Il fatto che Levi scriva senza odio, con curiosità scientifica anche nei confronti dei carnefici, come dichiara esplicitamente, non deve essere scambiato per indulgenza: è la postura intellettuale di chi vuole capire, non soltanto sopravvivere alla comprensione.

📚 Lo sapevi?

Dostoevskij scrisse Delitto e castigo sotto pressione dei debiti di gioco, consegnando capitoli alla rivista mentre li scriveva.