✓ 100% legale e gratuito: Pubblico dominio. Fonte: Project Gutenberg. Senza registrazione.
Quest'opera appartiene al pubblico dominio — i diritti d'autore sono scaduti. Tutti i libri di AngoLibri provengono da Project Gutenberg. Il download è 100% legale e senza registrazione.
Il cappotto fu pubblicato da Nikolaj Gogol nel 1842, nello stesso anno delle Anime morte. È un racconto lungo, una quarantina di pagine, che segue Akakij Akakievič Bašmačkin, copista di San Pietroburgo che vive in condizioni di estrema povertà e che decide di farsi cucire un nuovo cappotto dopo che quello vecchio è diventato inutilizzabile. Il cappotto nuovo è l'evento centrale della sua vita: ci pensa con un'emozione analoga a quella dell'innamoramento, lo indossa con orgoglio, lo perde la sera stessa in cui lo ha acquistato, per mano di ladri che lo assaltano per strada. Tenta di ottenere aiuto da un "personaggio di riguardo", l'autorità amministrativa superiore, e viene umiliato. Muore poco dopo di febbre. Il suo fantasma torna a perseguitare San Pietroburgo e strappa il cappotto al "personaggio di riguardo".
Il cappotto è il testo con cui Dostoevskij, secondo la tradizione, avrebbe detto "siamo usciti tutti dal cappotto di Gogol". Il racconto è costruito su una tensione stilistica precisa: il narratore oscilla tra la comicità grottesca nella descrizione di Akakij e una sorta di pietà improvvisa che Gogol inserisce in modo quasi brusco. Il passaggio in cui il narratore descrive come Akakij, giovane, reagisse agli scherni dei colleghi con l'unica frase che sapesse pronunciare, "lasciatemi stare, perché mi offendete?", e come in quella frase ci fosse qualcosa che "non era più ridicolo ma qualcosa di diverso, qualcosa di commovente", è il momento in cui Gogol cambia il registro del racconto senza dichiararlo. Questa oscillazione, tra il comico e il patetico, tra il grottesco e la compassione, è la forma stilistica dell'analisi dell'umiliazione burocratica.
Il cappotto è un testo che si può leggere in un'ora e che pone in modo concentrato la domanda su cosa significhi essere una vita trascorsa ai margini della visibilità sociale: qualcuno che esiste soltanto come funzione, come copista, e che viene notato soltanto quando disturba. La dimensione grottesca del fantasma, che alla fine strappa i cappotti ai funzionari superiori, è la forma con cui Gogol permette al personaggio una vendetta posticipata che in vita non era stata possibile. Questo schema, la rivincita dell'umiliato attraverso il soprannaturale, non è consolatorio: è ironico, perché arriva dopo la morte e non cambia nulla nella struttura che ha prodotto Akakij. Il racconto rimane aperto su questa ironia senza risolverla.
Boccaccio compose il Decameron negli anni seguenti alla grande peste del 1348, che uccise tra un terzo e la metà della popolazione europea.