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Il Principe fu composto da Niccolò Machiavelli nel 1513, durante il confino a Sant'Andrea in Percussina cui era stato costretto dopo la caduta della Repubblica fiorentina e il suo arresto con accusa di cospirazione. Machiavelli era stato segretario della Seconda Cancelleria di Firenze per quattordici anni: aveva partecipato a missioni diplomatiche presso le corti di Francia, della Germania imperiale e presso Cesare Borgia, che nel 1502-1503 stava costruendo il suo stato nella Romagna con una combinazione di efficienza militare, crudeltà selettiva e capacità di presentarsi come garante dell'ordine. Quella stagione di osservazione diretta del potere è il materiale di cui è fatto Il Principe. Il testo fu composto rapidamente, come si intuisce dalla sua struttura relativamente asimmetrica, e circolò manoscritto per anni prima di essere pubblicato postumo nel 1532. La dedica a Lorenzo de' Medici il Giovane è un atto di candidatura politica mai coronato: Machiavelli non ottenne il reimpiego che sperava.
La novità radicale di Machiavelli non sta nell'aver sostenuto che il principe può fare il male, ma nell'aver separato l'analisi politica dalla cornice morale che la tradizione degli specula principum imponeva. Gli autori di manuali per principi prima di lui descrivevano il governante ideale insistendo sulle virtù cristiane; Machiavelli descrive il governante efficace partendo da come gli uomini si comportano effettivamente, non da come dovrebbero comportarsi. Questa distinzione tra la verità effettuale della cosa e la sua rappresentazione immaginata è enunciata esplicitamente nel capitolo quindicesimo e costituisce il cuore metodologico del trattato. Il concetto di virtù in Machiavelli ha quindi un significato tecnico preciso: non la virtù morale del cristiano, ma la capacità di adattare il proprio comportamento alle circostanze mutevoli della fortuna, intesa come quella quota di accadimenti che sfugge al controllo umano. Il principe che conta troppo sulla fortuna è come chi costruisce senza argini: quando le acque salgono, è travolto. Chi ha investito in virtù ha costruito un sistema di canali che contiene la piena.
Il Principe viene letto nelle scuole di management, nelle accademie militari e nei corsi di scienze politiche di tutto il mondo non perché offra ricette applicabili direttamente, ma perché costringe chi legge a fare i conti con le strutture elementari del potere: chi lo detiene, come lo mantiene, come lo perde. Il capitolo diciassettesimo, in cui Machiavelli discute se sia meglio essere amati o temuti, è citato fuori contesto con tale frequenza da essere diventato quasi un luogo comune; riletto nell'intero arco del ragionamento, rivela una complessità che la citazione isolata cancella. Machiavelli non dice che il timore è preferibile all'affetto: dice che di fronte all'impossibilità di avere entrambi, il principe deve scegliere ciò che è più affidabile, e che gli uomini rompono i legami dell'affetto per interesse proprio mentre il timore della punizione non viene meno. È un'analisi della psicologia collettiva che chi si occupa di organizzazioni, di gruppi e di leadership riconosce come pertinente, indipendentemente dal fatto che condivida o meno le conclusioni.
Machiavelli scrisse Il Principe in poche settimane durante il confino, come offerta politica ai Medici. Non ottenne mai il reimpiego sperato.