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La sonata a Kreutzer fu scritta da Lev Tolstoj tra il 1887 e il 1889 e pubblicata nel 1891 dopo che la censura zarista ne aveva impedito la diffusione. Il testo si apre su un treno: il narratore ascolta Pozdnyšev, passeggero che gli racconta di aver ucciso la propria moglie per gelosia. Il racconto di Pozdnyšev è una requisitoria contro il matrimonio borghese, la sessualità come strumento di dominio reciproco e la musica, in particolare la Sonata a Kreutzer di Beethoven: come mezzo che abbassa le difese morali e produce una pericolosa esaltazione emotiva. Tolstoj era allora in uno dei periodi di maggiore tensione con la propria vita sessuale: aveva avuto tredici figli con la moglie Sofja, ma viveva l'eros come fonte di vergogna, e il testo riflette questa tensione con una crudezza che è anche una forma di onestà autobiografica.
La sonata a Kreutzer è un testo che Tolstoj stesso sapeva parziale e distorto: la postfazione che aggiunse lo dichiara esplicitamente, affermando che l'ideale propugnato è l'astinenza completa. Il narratore, il passeggero che ascolta Pozdnyšev, non condivide le conclusioni del protagonista, e questa distanza narrativa permette al lettore di non essere costretto ad assumerle come proprie. Ciò che il testo analizza con precisione, al di là delle tesi estreme, è la struttura di un matrimonio in cui i coniugi non si conoscono prima di sposarsi, la gelosia come proiezione del proprio sistema di valori sull'altro, e il modo in cui la musica produce stati emotivi che la morale convenzionale non sa gestire.
La sonata a Kreutzer è un testo scomodo perché le sue tesi più radicali, la condanna della sessualità, l'ideale dell'astinenza: sono difficilmente condivisibili, ma il racconto rimane interessante come documento di una crisi morale che Tolstoj non riusciva a risolvere e non era disposto a fingere di aver risolto. La lettura più produttiva non è quella che prende le tesi di Pozdnyšev alla lettera ma quella che legge nel testo la mappa di un conflitto psicologico reale: tra il desiderio e il senso di colpa, tra la vita familiare come realtà affettiva e come trappola sociale. Il genere del racconto nel racconto, con la mediazione del narratore-ascoltatore, lascia spazio a queste letture multiple senza imporle.
Manzoni si recò a Firenze per 'sciacquare i panni in Arno', ovvero per uniformare la lingua del romanzo al fiorentino parlato colto.