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Delitto e castigo fu pubblicato a puntate nel 1866 sulla rivista Il messaggero russo, mentre Dostoevskij era alle prese con debiti di gioco che lo costringevano a scrivere in condizioni di pressione continua. Il protagonista è Rodion Raskolnikov, studente di legge di San Pietroburgo che vive in un tugurio e che ha elaborato una teoria secondo cui certi individui: lui chiama "straordinari", hanno il diritto morale di violare la legge se agiscono per un fine superiore. Raskolnikov traduce questa teoria in pratica uccidendo una vecchia usuraia e, accidentalmente, la sorella di lei. Il romanzo non è un giallo: l'assassino è noto dalla prima pagina. È l'analisi psicologica di quello che accade dopo il delitto, mentre l'investigatore Porfirij Petrovič stringe progressivamente il cerchio intorno a un Raskolnikov che si autodistrugge con una coerenza che ha la struttura di una catarsi.
La teoria di Raskolnikov è la trascrizione narrativa del razionalismo utilitaristico radicale che circolava nell'intellighenzia russa degli anni Sessanta, e che Dostoevskij aveva già messo alla berlina nel romanzo breve Memorie dal sottosuolo del 1864. La tesi implicita di Delitto e castigo è che questa filosofia non regge il contatto con la realtà dell'azione: Raskolnikov crede di appartenere alla categoria degli individui "fuori dal comune" ma la sua reazione al delitto, il tremore, le allucinazioni, l'incapacità di usare il denaro rubato, gli dimostra che la propria coscienza non è costruita come quella di Napoleone, il suo modello dichiarato. Il personaggio di Sonja Marmeladova, prostituta figlia di un ubriacone, funziona come contrappeso: la sua fede cristiana non è presentata come soluzione intellettuale ma come capacità di sopportare la sofferenza senza che essa produca la dissoluzione della persona. L'ispettore Porfirij è una delle creazioni più acute del romanzo: non raccoglie prove ma fa pressione psicologica, interloquisce con Raskolnikov come se fossero complici in un esperimento intellettuale, lascia aperture che sembrano inviti alla fuga e sono invece trappole.
Delitto e castigo è il romanzo che ha codificato la struttura del thriller psicologico moderno, ma la sua rilevanza non è soltanto tecnica. La domanda al centro del libro: se un'ideologia sufficientemente coerente possa autorizzare l'azione violenta, non è invecchiata. Dostoevskij aveva compreso qualcosa che molti suoi contemporanei non vedevano: che la razionalizzazione dell'atto criminale come necessità storica o come coerenza filosofica non è appannaggio dei fanatici ma è accessibile a chiunque si convinca di essere dalla parte giusta. Raskolnikov non è uno psicopatico; è uno studente intelligente e povero che ha costruito un sistema logico perfettamente funzionante, all'interno del quale il delitto è la conclusione necessaria. Il romanzo dimostra non che il sistema sia illogico ma che la logica non è sufficiente a misurare le conseguenze di un'azione sull'uomo che la compie.
Victor Hugo scrisse I Miserabili in esilio a Guernsey, dove era fuggito dall'opposizione a Napoleone III.