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Il Gattopardo fu pubblicato postumo da Feltrinelli nel 1958, un anno dopo la morte di Giuseppe Tomasi di Lampedusa, principe di Lampedusa, che aveva scritto il romanzo tra il 1954 e il 1957. Il manoscritto era stato rifiutato da Einaudi e da Mondadori prima che Elena Croce lo segnalasse a Feltrinelli; il suo successo immediato e controverso, il libro vinse il Premio Strega nel 1959: fu accompagnato da accuse di reazionarismo che oggi sembrano più rivelatrici di chi le formulava che del testo. La storia è ambientata in Sicilia tra il 1860 e il 1910, e segue il principe Fabrizio Corbera di Salina attraverso i mesi dello sbarco garibaldino e poi, in due capitoli finali, nella Sicilia del nuovo regno unitario. Tomasi di Lampedusa apparteneva a quella stessa aristocrazia che descrive, e il romanzo è, tra le altre cose, l'autopsia lucida di una classe sociale che vede la propria fine avvicinarsi senza trovare le risorse per evitarla.
La frase più celebre del romanzo, "Bisogna che tutto cambi perché tutto resti come prima", è pronunciata da Tancredi, il nipote del Principe, ed è spesso citata come sintesi di un cinismo politico aristocratico. Riletta nel contesto del dialogo in cui appare, ha una complessità maggiore: Tancredi sta descrivendo la Realpolitik come unica forma di sopravvivenza politica disponibile alla sua classe, e il Principe capisce perfettamente che questa sopravvivenza ha un costo morale che lui non è disposto a pagare. Il Principe di Salina è il personaggio più insolito della letteratura italiana del Novecento: intellettualmente superiore a tutto ciò che lo circonda, capace di vedere il futuro con chiarezza, ma privo della volontà di modificarlo. La sua passione per l'astronomia, il fatto che studi le stelle di notte sentendosi più simile agli astri che agli uomini, è la metafora di una distanza costitutiva dal presente che gli permette di comprendere tutto e di agire su niente. Il capitolo del ballo a Donnafugata è forse la sequenza più intensa: il Principe osserva la propria classe declinare nel rituale sociale come se assistesse a uno spettacolo da cui si è già congedato.
Il Gattopardo è stato a lungo letto come romanzo della decadenza siciliana o come documento dell'aristocrazia meridionale. La sua rilevanza travalica entrambi i contesti geografici e di classe: è un'analisi del modo in cui le strutture di potere consolidate gestiscono la trasformazione, incorporando il cambiamento per neutralizzarne gli effetti dirompenti. Questa dinamica, che i politologi hanno descritto con il termine "gattopardismo" entrato nel lessico politico italiano, non appartiene al Risorgimento ma a ogni momento in cui un sistema istituzionale in crisi deve decidere quanto cambiare per non cambiare nulla di sostanziale. La scrittura di Tomasi di Lampedusa ha una qualità sensoriale rara nella letteratura italiana: il calore, la polvere, i profumi della Sicilia estiva non sono decorazione ma parte integrante del ragionamento sul tempo e sulla sua resistenza alla volontà umana.
Italo Svevo rimase oscuro per decenni finché James Joyce, suo amico e insegnante d'inglese a Trieste, non ne promosse il lavoro in Europa.