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Edipo re fu rappresentata da Sofocle presumibilmente intorno al 429 avanti Cristo, dopo le prime devastazioni della peste ad Atene, e Aristotele la citò nella Poetica come il modello della tragedia perfetta. La trama è nota: Edipo, re di Tebe, apprende dall'oracolo di Delfi che il responsabile della peste che colpisce la città è l'assassino del re precedente Laio, e inizia un'indagine che si rivelerà essere un'indagine su se stesso. Sofocle costruisce la tragedia su una struttura di ironia drammatica quasi insostenibile: il pubblico ateniese conosceva il mito dall'inizio, sapeva già chi era Edipo e quale sarebbe stata la scoperta, e questa consapevolezza trasformava ogni battuta in una forma di attesa tragica.
Edipo re non è, contrariamente a quanto la lettura psicoanalitica freudiana ha fatto credere alla cultura del Novecento, un testo sul desiderio edipico: il complesso di Edipo prende il nome dal mito ma non ne esaurisce il significato. La tragedia di Sofocle è una riflessione sulla conoscenza come destino e sul limite dell'intelligenza umana. Edipo è il personaggio più intelligente di tutti quelli che lo circondano: è lui che aveva risolto l'enigma della Sfinge, è lui che conduce l'indagine con una logica implacabile, è lui che alla fine trova la verità. Ma è precisamente questa intelligenza che lo porta alla distruzione: chi indaga abbastanza a fondo trova sempre qualcosa che avrebbe preferito non sapere. Il coro, che rappresenta la città e il senso comune, non può aiutare Edipo perché la sua tragedia è solitaria: è un problema dell'individuo più capace, non della comunità.
Edipo re è una tragedia che dura due ore di rappresentazione e che pone una domanda che non ha risposta definitiva: se conoscere la verità su se stessi sia sempre un bene, o se ci siano verità che distruggono chi le scopre senza produrre alcun miglioramento. Sofocle non offre una risposta consolatoria: Edipo acceca se stesso e parte per l'esilio, e la città di Tebe si libera dalla peste senza che questo liberi Edipo dalla propria condizione. La struttura della tragedia, indagine che porta alla catastrofe, è stata poi ripresa in forme diverse dalla narrativa del Novecento, dal giallo classico alla narrativa psicologica, come forma base della narrazione che porta alla rivelazione di qualcosa che era nascosto.
Umberto Eco dichiarò di aver scritto Il nome della rosa 'per il piacere di avvelenare un monaco'. Il manoscritto fu rifiutato da Einaudi.