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L'Eneide fu composta da Publio Virgilio Marone tra il 29 e il 19 avanti Cristo, anno della sua morte, quando il poeta lasciò il poema ancora incompiuto, con alcuni versi privi di elaborazione finale. Augusto ne impose ugualmente la pubblicazione. Il testo racconta il viaggio dell'eroe troiano Enea dalla caduta di Troia al Lazio, dove fonda la stirpe da cui discenderanno i fondatori di Roma. La struttura è bipartita: i sei libri iniziali ricalcano l'Odissea, i sei finali l'Iliade. Questa simmetria con i poemi omerici non è imitazione ma dialogo: Virgilio sa che il suo pubblico conosce Omero, e scrive un testo che acquista senso anche nello scarto rispetto al modello.
L'Eneide è il poema del dovere a scapito del desiderio. Enea abbandona Cartagine e Didone, che si uccide dopo la sua partenza, perché il fato gli assegna un compito che lui non ha scelto. Questo sacrificio del personale al collettivo, del presente all'impresa storica futura, è il tema politico centrale del poema, perfettamente allineato con l'ideologia augustea di un ordine che supera le ambizioni individuali. Ma Virgilio non è semplicemente un propagandista: Didone è il personaggio più vivo e più ingiustamente trattato del poema, e il sesto libro, il viaggio di Enea nell'aldilà: mostra un Tartaro pieno di vittime della storia piuttosto che della colpa. La profezia di Anchise che celebra Roma non riesce a cancellare la visione di tutti coloro che quella gloria ha distrutto.
L'Eneide è il poema che ha definito l'idea di destino storico collettivo come giustificazione del potere, un'idea che ha attraversato due millenni di cultura politica europea. Leggerlo oggi significa anche vedere con chiarezza i costi umani di quella narrativa: Didone è eliminata narrativamente perché il protagonista deve andare avanti, e la sua morte non viene presentata come una tragedia collettiva ma come una necessità della storia. Quella struttura, il progresso storico che richiede vittime individuali: ha prodotto ideologie ben più violente di quanto Virgilio avrebbe potuto prevedere. Il poema è anche un testo sulla memoria: Enea porta con sé i Penati di Troia, e la fondazione di Roma è al tempo stesso un nuovo inizio e un atto di fedeltà al passato distrutto.
Shakespeare inventò oltre 1.700 parole che ancora oggi compaiono nel vocabolario inglese.