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AngoLibri · Greco antico
L'Iliade
Omero
~750 a.C. · 600 pag.

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L'Iliade

di Omero
Anno~750 a.C.
Pagine600
Lingua orig.Greco antico
Lettura~16 ore
LicenzaPubblico dominio
Tempo di lettura stimato
A velocità media · 600 pagine
16h
circa

Sul libro

L'Iliade, attribuita a Omero e composta probabilmente tra il IX e il VII secolo avanti Cristo, racconta cinquantun giorni del decimo anno della guerra di Troia, concentrandosi sulla collera di Achille e sulle sue conseguenze. Il poema non descrive né l'inizio né la fine della guerra: inizia con la lite tra Achille e Agamennone per il possesso di una schiava, Criseide, e si chiude con i funerali di Ettore. Questa concentrazione su un segmento breve e specifico, in cui molti eventi precedenti e successivi vengono evocati ma non narrati, è una scelta compositiva che produce un'intensità drammatica straordinaria: l'ascoltatore sa già come andrà a finire, e questo sapere trasforma ogni scena in una forma di attesa tragica. La lingua omerica è formulare: epiteti fissi, scene tipiche, ripetizioni che nella tradizione orale avevano funzione mnemonica ma che nel testo scritto producono un effetto di ritmo e di solennità.

Tematiche e significato

Il tratto più sorprendente dell'Iliade è il trattamento della morte. Ogni guerrero che cade nel poema riceve un'individualizzazione minima: il nome, il padre, il luogo d'origine, talvolta un dettaglio biografico brevissimo prima della fine. Questo catalogo funebre, ripetuto per centinaia di caduti, trasforma la guerra epica in qualcosa di molto diverso dall'esaltazione eroica: è una contabilità del lutto. Le scene tra Ettore e Andromaca nel sesto canto, e tra Priamo e Achille nel ventiquattresimo, dove due nemici si siedono insieme e piangono, sono i momenti in cui il poema sfida apertamente la logica della gloria militare e mostra che il costo di quella gloria ricade su persone che non l'hanno scelto.

Perché leggerlo oggi?

L'Iliade è stata riletta come testo pacifista e come testo militarista, come epica della gloria e come analisi del suo fallimento umano: questa ambivalenza è precisamente ciò che la mantiene viva. Weil, nel suo celebre saggio degli anni Quaranta, vedeva nell'Iliade il testo che descrive con maggiore precisione la forza come meccanismo che trasforma gli uomini in oggetti: sia chi la subisce sia chi la esercita. Quella lettura non esaurisce il poema, ma coglie qualcosa di reale: Achille, il guerriero più forte, è anche il personaggio più paralizzato dalla propria scelta di una vita breve e gloriosa. Chi sceglie di leggere l'Iliade in una buona traduzione italiana scopre che la distanza di tremila anni non attenua la riconoscibilità di quel dilemma.

📚 Lo sapevi?

Tolstoj riscrisse Guerra e pace sette volte prima della pubblicazione definitiva tra il 1865 e il 1869.