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Pedro Páramo fu pubblicato nel 1955, ed è l'unico romanzo di Juan Rulfo, che aveva già pubblicato la raccolta di racconti Il llano in fiamme nel 1953. Juan Preciado viaggia al paese di Comala per cercare il padre Pedro Páramo, come gli ha chiesto la madre morente. Quello che trova è un paese di morti: le voci che gli parlano sono quelle di persone che non sono più vive. Il romanzo non costruisce questo fatto come sorpresa narrativa ma come lo stato naturale di un luogo dove il tempo ha smesso di funzionare in modo ordinato. Rulfo distribuisce i frammenti senza segnalare chi parla né in quale tempo avvenga ogni episodio, e il lettore deve ricostruire la storia di Pedro Páramo: cacicco, assassino, padre di figli non riconosciuti, uomo che ha lasciato morire il mondo quando la donna che amava è morta, a partire da voci interrotte e ricordi sovrapposti.
Pedro Páramo non è una narrazione di fantasmi nel senso del genere gotico: è la descrizione di un luogo in cui il passato non è passato, in cui i morti continuano a portare il peso delle proprie colpe e dei propri rimpianti senza che la morte abbia modificato nulla. Questa concezione del tempo, in cui il presente e il passato coesistono invece di succedersi, è legata alla cosmologia mesoamericana e alla tradizione orale delle comunità rurali messicane dove Rulfo era cresciuto. La violenza, l'abbandono e il potere patriarcale nel Messico rurale della post-rivoluzione sono i materiali storici che Rulfo converte in mito senza perdere la loro concretezza: Pedro Páramo non è un simbolo del Male ma un uomo specifico con un nome, una proprietà, dei figli e una storia.
Pedro Páramo è il romanzo che García Márquez ha dichiarato di aver letto in un'unica seduta e di aver riletto per mesi. La sua brevità, poco più di cento pagine, fa sì che la densità di ogni frase risulti ancora più visibile: Rulfo non spreca parole, e questa economia linguistica non è reticenza ma precisione. Il romanzo è anche il luogo di origine di buona parte di ciò che la narrativa latinoamericana ha fatto dai primi anni Sessanta in poi. Leggerlo oggi significa leggere la fonte di una tradizione letteraria che ha prodotto decenni di romanzi successivi, e riconoscere in quelle cento pagine la compressione di un intero universo narrativo che altri autori hanno poi sviluppato su scale molto più ampie.
Collodi aveva pubblicato le prime puntate di Pinocchio senza un piano: il burattino veniva impiccato già alla fine del terzo episodio.